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July 17 Pianodissertazioni: interludio-rettificaLa paura del pubblico non esiste. Esiste solo la paura di sé stessi, di vedersi umiliati, di sentirsi giudicati. L'esecuzione non è diversa dallo studio, è solo un suonare in maniera ordinata e consequenziale ogni particolare su cui si è lavorato. Cercando di dare un senso. E di divertirsi. Io ho fatto così e sono contento.
July 14 La prima volta non si scorda maiE STICAZZI, CHE CULO!!!!!!!
Non scorderò mai l'umiliazione di farmi puntare addosso il dito da decine di vecchiette e/o persone del consevatorio che bisbiglieranno "poverino, sarà stato il caldo" o "eh l'emozione fa brutti scherzi". Eh ma è la prima volta in pubblico a parte i saggi. Embè? Ho 21 anni, per Maria Tipo sono un inutile vecchio che cerca di pigiare due tasti i fila e avrebbe dovuto già vincere il Cliburn. Ed ha ragione. Si deve iniziare a 8, massimo 9 anni col primo di Liszt, quelli sono pianisti veri. Ma che lo faccio a fare? Un mazzo di fiori a chi mi dà una risposta sensata. April 28 Pianodissertazioni 7Da un po' di tempo ormai mi sono imbattuto nella teoria sul linguaggio dello strutturalista Noam Chomsky, secondo cui esistono degli "universali linguistici" che, per essere espressi al meglio in qualsivoglia linguaggio debbano essere espressi, devono sfruttare appieno ogni mezzo grammaticale appartenente al linguaggio stesso. Cosa c'entra questo, direte. Bè, fatta la dovuta premessa per cui la musica non è da considerarsi linguaggio stricto sensu, ritengo tuttavia che esistano degli universali musicali, come l'aumento o la diminuzione di tensione armonico-sonora, validi per tutta la musica, sia essa tonale o rispondente ad altre "grammatiche", sia destinata al violino o al glockenspiel. Essi non possono essere espressi in maniera univoca, ma adattandosi di volta in volta al codice di arrivo. Questo vale per un'esecuzione su uno strumento diverso da quello originale, come nel caso di esecuzioni di pezzi di Bach al pianoforte, come anche per una trascrizione orchestrale di un pezzo pianistico... e in fin dei conti, se ci si pensa un po', non sono entrambe le operazioni mosse dallo stesso principio? Nel passaggio da una lingua ad un'altra, da uno strumento ad un altro, è fuori di dubbio che si perdano determinati mezzi espressivi, ma è anche vero che ne vengono acquisiti altri. E perché allora quest'ansia ascetico-masochistica di epurare il messaggio di ogni mezzo del linguaggio di arrivo, se si sono persi anche i mezzi del linguaggio di partenza? Cosa rimarrebbe del messaggio, se non un aborto privo di significato e scopo? Scendendo per li rami nello specifico bachiano, non bisogna pensare che il cembalo differisca dal pianoforte solo nel suono: ogni singola ornamentazione, ogni scelta di legare o staccare, ogni nota sovralegata o non tenuta produce un effetto/affetto diverso, legato all'intima natura del suono a pizzico dello strumento. Il pianoforte genera il suono in maniera fisicamente diversa, per cui sono altre le strade per ottenere gli stessi effetti/affetti. Perché non variare il suono se varia anche la tensione, che al clavicembalo sarebbe stata enfatizzata da un gioco di legati? Perché non timbrare un attacco importante, anche con un colpo di pedale, anziché rimanere nello stesso suono e limitarsi ad abbozzare un mordente (con questo non si pensi che neghi l'importanza di un'ornamentazione finalizzata al conferimento di senso a un discorso rispetto al rispetto pedissequo del segno scritto) che ben altro, meraviglioso effetto avrebbe avuto sul cembalo? Ricordiamoci del piacere dell'orecchio quando suoniamo, non solo di quello del cervello. In figura: Io e Zimerman, qualcosa di cui possa bullarmi per il resto della vita. January 09 Pianodissertazioni 6tàratata ràtatara tàratata ràtatara
... Chi è mai riuscito a rendere la luce in termini sonori prima di Ravel?
Colpo di genio, affidare il tremolar della marina solo a un do#mi#sol# e a un la. L'inizio di Ondine è sensuale e ieratico al tempo stesso. Non c'è suono, ma luce. E come si suona la luce? Ce lo si chiede quando si attacca? O, preoccupati di far sentire tutte le note si conferisce materia a qualcosa che non ne ha, con buona pace della relatività? E il canto che affiora in superficie, che salta e avvolge, che scappa tra i gorghi e trascina negli abissi... Come si suona una melodia che si muove? Come campane slegate tra loro basta che si sentano sopra il taratataratatara? O come una benpensante melodia castamente priva di lascive dinamiche interne, e magari strozzata da un desolante e prosaico ribattuto?
E le folate di vento, il mutare della luce al sopraggiungere del crepuscolo, il buio delle profondità marine... la risata falsa e glaciale di chi, deluso, si vendica...
Come si suona tutto questo?
...
Sto cercando le risposte... November 06 Fauna locale 4L'autunno tinge Bari di colori mozzafiato: verde muffa, grigio condensa, beige-primi-giacconi. Vediamo luoghi come l'Ateneo, che per la varietà di specie animali che la popolano può essere a buon diritto la barriera corallina del nostro ecosistema, si ripopola di Assistenti Frustrati (Academici Irriti), Professori Cacacazzo (Rhetores Molesti), Studenti Fuoricorso (Discipuli Seri [<--è un false friend, of course]), Bidelli Vernacolari (Expurgatores Dialectici [<--è un false friend, ma è da intendersi col significato falso]).
Spostando lo sguardo al di fuori di una delle finestre esterne dell'Ateneo, che sicuramente merita una trattazione a parte all'interno del nostro viaggio attraverso le meraviglie faunistiche di Bari, si ha modo di avvistare branchi di Automobilisti Incazzati (Autovectores Furentes) nella perfetta formazione detta "ad alto livello di entropia" lungo le strade. Studiare il comportamento di questa curiosa specie animale (ora più che mai è il caso di dirlo) è fonte di estremo interesse per i naturalisti. I segni luminosi, i caratteristici versi detti "trombe bitonali" e "gasteme tuttigusti", le imprevedibili danze chiamate dagli esperti "sgommate", i rapporti sociali tra esponenti del branco esplicitati con manovre a tuzzo e
constatazioni poco amichevoli di sinistri, rimandano a una struttura profondamente organizzata, nel bene o nel male. Il tipico Autovector appare inserito all'interno di un esoscheletro di forma e colore variabile. E' attestata la possibilità di muta per gli esoscheletri, che pare si possa effettuare solo in appositi bozzoli detti "concessionarie", all'uscita dei quali l'Autovector esce nell'esoscheletro nuovo fiammante con spavalderia e si immette sulla strada del ritorno alla tana a velocità solitamente molto elevata, destabilizzando l'ordine preesisente tra gli altri Autovectores già in movimento, che si producono in bruschi cambi di corsia, invasioni del marciapiede o frenate "a inchiodata".
Nella velocità degli incontri tra Autovectores la comunicazione è particolarmente difficile, ma non per questo queste ingegnose creature vi rinunciano: l'evoluzione li ha portati a sviluppare un sistema di gesti istantaneamente comprensibili. Di seguito ne riportiamo alcuni, con il significato che per ognuno di essi gli studiosi hanno ipotizzato.
-Pugno chiuso, dito medio dritto verso l'alto: "scusa, ma vado di fretta. Ti dispiacerebbe cedermi il tuo posto all'interno della fila?" (Solitamente questo segno ha la variante dell'indice e mignolo levati, che pare abbia pressappoco lo stesso significato, con una sfumatura più blanda). -Braccio levato, palmo aperto in su, dita chiuse in direzione dell'interlocutore: "Apprezzo le tue mirabolanti imprese e le tue straordinarie evoluzioni acrobatiche, ma ti chiedo umilmente se puoi lasciare che passi anch'io, dato che devo approssimarmi a nutrire la nidiata". -Entrambe le mani levate, pollici verso l'alto, indici verso il basso, le altre dita ripiegate, lieve basculazione sincrona delle braccia in dentro e in fuori: "Ho trovato uno specchio d'acqua a cui abbeverarmi. Se vuoi abbeverarti anche tu seguimi; ma sappi che procederò a velocità sostenuta". -Pollice opposto alle altre dita, repentini gesti di chiusura e apertura della mano come a simulare un becco che si apre e chiude: "Ho visto io per primo la preda, è quella famigliola di pedoni che attraversano col rosso (Pedites Rubriambulantes), reclamo il diritto di arrotarli per poi sfamarmi". Trovare un provvisorio riparo per l'Autovector è un'impresa ardua, soprattutto nel convulso centro cittadino. Chi ha mai avuto la possibilità di vedere un Autovector parcheggiare si ricorderà questo spettacolo per tutta la sua vita. Per caprire appieno la bellezza dell'evento, andremo ad illustrare un tipico episodio di parcheggio. Come prima cosa, alla vista di un interstizio vuoto tra altri esoscheletri, un fortunato Autovector che chiameremo Nanuccio frena di colpo, fiducioso della capacità di evitare tamponamenti a catena da parte degli esemplari che lo seguono nella fila; successivamente si produce in gesti inconsulti e nitriti a testimoniare la propria felicità. Ora entra nel cuore del rituale del parcheggio, la manovra. Essa solitamente attira dal nulla esemplari di parassiti conosciuti come Parcheggiatori Abusivi (Stationatores Improprii) riconoscibili dai tipici versi "VaivaivaivaivaivaiBASTA! VienivienivienivienivienivieniBASTA!" accompagnati da rotazioni delle braccia; questi infidi esseri tendono a confondere l'Autovector per sottrargli di che sfamarsi. Il nostro, però, non si lacia intimorire dallo Stationator e lo ricaccia indietro con un minaccioso "non ho spiccioli". Infine, dopo aver girato la testa di 180° stile bambinadellesorcista per accertarsi che tutto sia andato a buon
fine, Nanuccio, compiaciuto del buon esito della manovra, esce dall'esoscheletro per andare a sbrigare le proprie funzioni corporali, nutritive, riproduttive. Non è raro vedere però, dopo l'allontanamento dell'Autovector soddisfatto, un altro esemplare che non trovando interstizi utili si fermi esattamente davanti alla crisalide vuota, andandosene a sua volta e impedendo al povero malcapitato l'uscita. E' così che, al ritorno del nostro esemplare, questi dia prova di scatti d'ira a dir poco epici, che hanno valso a questa specie animale il titolo di Furens. La soluzione che Nanuccio può adottare è una sola: scendere a patti col suo nemico razziale, il temutissimo Ausiliario del Traffico (Adiutor Frequentiae). Dopo aver emesso lunghi strazianti ululati col clacson, Nanuccio incontra una femmina di Adiutor, corre da lei e le illustra la situazione aiutandosi con ampi gesti delle braccia. La femmina sospira e si avvicina all'esoscheletro, poi emette il suo tipico verso, un acuto e penetrante fischio. Infine, visto che questo non ha sortito effetti, mette mano alla terribile arma del Taccuino delle Multe (Libellus Sanctionatorius) e comincia ad annotare. Come per miracolo questo gesto sortisce l'effetto dell'immediato ritorno dell'invasore, sotto gli sguardi vigili di un capannello di Passanti Ficchetti (Viatores Curiosi). Questi tenta di prodursi in rituali di sottomissione, ma ormai l'attacco dell'Adiutor è andato a segno. All'Autovector non rimane che allontanarsi sconfitto, accontentandosi di scuotere la testa in segno di disapprovazione davanti a un altro esemplare di Autovector in balia dell'Adiutor. Mentre sta per svoltare al vicino incrocio, notiamo sul cofano dell'esoscheletro un arabesco inciso che prima non c'era.
Sorridendo, Nanuccio si rimette in tasca il coltellino svizzero e rientra nell'esoscheletro.
Appuntamento al prossimo documentario!
October 14 Ciao ciao dottor Sigmund F. 3Tutto comincia con una divertente partita a beach volley con ignoti.
Subito la scena si sposta in un traghetto, sono in viaggio verso un posto ignoto. Lunica cosa che mi colpisce è che mentre gli altri hanno comodamente fatto entrare i propri vestiti in uno zaino, io ho avuto bisogno di:
-valigia grande
-valigia piccola fucsia dei punti della benzina
-marsupio che-non-si-sa-mai
-borsa a tracolla multiuso (per conservatorio e università).
Approdati, io e alcuni amici ci dirigiamo verso l'albergo. Ne troviamo uno lussuosissimo, tra enormi siepi e tavoli tondi di ceramica siciliana con i limoni. Chiediamo alla reception dove sia l'albergo xy (ovviamente quello lussuoso non è il nostro) e il tipo ci dà le indicazioni con aria schifata.
Raggiungiamo l'alberghetto. Mentre gli altri vanno a vedere le camere io vengo assalito dal timore di aver dimenticato qualche valigia sul traghetto. Controllo dappertutto, poi trovo tutto sotto una scala che non avevo mai visto prima... Boh...
Salgo in stanza e c'è il mio compagno che parla con Alfred Cortot della zuppa di patate e fagioli che lui (Cortot) aveva cucinato e messo nella carta stagnola, per non so quale legge della fisica.
Per chi non lo conoscesse, Cortot è l'individuo simil-spaventapasseri qui filmato... azz che poeta... e che cazzo di accostamento con la zuppa di patate e fagioli!!!
October 09 TributoQuesta è genialità pura.
Postilla: quando parlo con una persona amo fissarla nel suo occhio destro, psicanalizzatemi. September 27 Promemoria: prima che passi l'autobusLessi da qualche parte che durante la nostra vita perdiamo in media qualche anno ad aspettare. Che sia lo scassone amtab, che sia una persona al telefono o alla stazione, che sia un attacco dell'orchestra o gli amici per un'uscita serale. E non trovo giusto chiamare "tempi morti" questi anni, io li voglio vivere. Come non trovo giusto che l'attesa "si inganni", cà nisciun è fess.
Tu? Alla fermata del pullman vedi persone guardare insistentemente l'orologio e scomodare ripetutamente i defunti avi degli addetti al trasporto pubblico. Stringiti nelle spalle e pensa alla bella giornata, o se piove mettiti in ascolto della pioggia sul terreno incolto accanto alla strada, non avrai il privilegio di questo sottofondo una volta in centro. Passeggia un po', medita. I tuoi passi cadenzino i pensieri. Fai ordine nelle tue categorie. Rilassati, anche se temi che ciò che aspetti non arriverà, l'attesa può essere un modus vivendi, Drogo insegna. Guardane il lato positivo, è una condizione privilegiata per chi vuole fare chiarezza, un piccolo eremo nel solito caos, che a volte l'abitudine ci fa sembrare ordine. Non ingannarla, rendila attiva. Non farne tempi morti, vivila come merita. In figura: Senza parole September 18 Flusso di coscienza per un'amica che parteAll'inizio non ero proprio dell'umore adatto a chi incontra una persona sapendo che non potrà più rivederla per otto mesi (otto mesi!). Ovvio ma non per tutti che per umore adatto bla bla intendo essere al top della felicità e godere di ogni singolo istante della migranda, ovvio ancora che non c'è bisogno che qualcuno parta per sapere che bisogna goderne ogni istante, EZIANDIO ovvio che non sono il ritratto della felicità in questo periodo ma in fondo chissene. Però sono tornato ugualmente alla beata scemitudine del meraviglioso quinquennio liceale; figuriamoci, per lei questo e altro. E chi ha detto che non abbiamo avuto un liceo meraviglioso, trascurando cose che da un certo punto di vista possono essere considerate dettagli?
Mi verrebbe da pensare ai retorici Quantosiamocambiatidaallora o Neabbiamofattadistrada, ma rinsavisco e passo avanti. Ci siamo fatti le foto di gruppo e la foto della gamba decontestualizzata di una barbie sul marciapiede, abbiamo aspettato che si liberasse un posto per noi nel locale, ti abbiamo scritto tante scemenze affettuose sull'agendina, ci hai fatto la tua brava Valediction- forbidding mourning, abbiamo raccontato le barzellette sporche senza curarci della famigliola del tavolo accanto. Nessuna foga di estemporaneo attaccamento morboso, quasi una cena come tante altre. Per questo mi è piaciuta tanto. Bè anche per la pizza. Ti auguro il meglio Clà.
E siccome in un flusso di coscienza coerente non ci può essere il post scriptum oggi è una bella giornata peccato per l'umidità e quando cazzo arriva l'autunno, ripenso orgoglioso alla definizione letteraria di slip stretto: "Le mie prigioni" di Silvio Pelvico. Ci vediamo a Dublino. O era a Filippi? September 11 Guardare il mondo per com'è fa maleStamattina appena mi sono messo gli occhiali mi è venuto mal di testa.
...Ed ecco cosa intendo per "suonare elegantemente".
September 07 OndeCredeva di poter giocare con gli scacchi del sé contro tutto il resto, mossa contro mossa, pensieri parole opere omissioni sul tavolo e lui a guardare dall'alto. Questa è la storia di come capì che era anche lui in un quadrato bianco o nero.
Il piede affondò nella sabbia. E subito tra i filari di ombrelloni chiusi, gialli e rossi come manichini in una boutique di anime per pagliacci tristi. E poi tra le onde. (...ah, sono solo oggi? meglio.)
Mare che prende mare che dà, si dice... ma se il mare fosse solo l'innocente veicolo delle epifanie potenziali? Le onde correvano uguali a sè stesse per chilometri di solitudine settembrina. Un passo dopo l'altro fino in acqua, il vento nelle orecchie, lo sguardo prigioniero dell'orizzonte nelle sue pulsazioni azzurre. (...oggi salto le onde.)
Non si fermò dove la schiuma si spandeva pigra fino a congiungersi con la terra. Non dove nasceva dal crollo di un'onda. Non dove nasceva l'onda stessa, nel verde non contaminato dall'alzarsi della sabbia sul fondale in vortici speculari a quelli dei cadaveri delle onde. Esattamente sulla linea di confine tra torbido e limpido, con tutte le valenze simboliche di cui ciò poteva caricarsi. (...un buon punto.)
Stette. E l'onda arrivò, lo superava in altezza. Esattamente in quel punto, sulla linea dei simboli, la cresta si piegò su sé stessa, la massa acquosa si sgretolò in schegge di pura forza. Lo investì. (...!!!)
Non aveva piegato le gambe per saltare. Al contrario, si era irrigidito. Poi, le braccia aperte i pugni chiusi, urlò la sua animalità al mondo mentre era flagellato. (...)
Anche il pensiero su quella linea si frantumava in frammenti bianchi e collassava. Si fece sbattere a terra da altre onde, ogni volta urlava. Si rialzava, correva dove vedeva un'onda più alta. Tendeva il proprio essere a percepire ogni goccia sul proprio corpo...
Era vivo...
...
..
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...scritta in un raro momento in cui non so di che umore sono... August 14 Pianodissertazioni 5 Fa bene ripassare gli studi di Chopin ogni tanto. Tensione verso un'idea platonica della mano, aerea, fluida, che si adatta alla tastiera come acqua in una caraffa. Soprattutto dopo un'opera del Brahms maturo, roccioso, che riesce a dare vigore tellurico e sismico anche ai pianissimi rarefatti. Non immagini, reminiscenze forse. Magari non sono nemmeno per l'uditore ma solo per chi suona. Un'ottava nel registro basso di Brahms ha tutto un altro senso rispetto a un'ottava nel registro basso di Beethoven e chiunque altro, vibra in maniera diversa. Beethoven ti prende allo stomaco, Chopin ti prende al cuore, certi fortissimi di Liszt ti prendono alla testa (lol), Brahms ti entra nelle viscere e si espande fino a sfrattarti da ogni cellula. Ogni suono in Brahms è uno scavo sofferente. Poche cadute, poca pirotecnia visiva di salti, tutto si gioca all'interno del tasto. Tutto sotto la scorza del barbone bianco del pancione e delle braccia conserte dietro la schiena.
Primo, Intermezzo: archi di pietra naturali, un tempio pagano della natura.
Secondo, Intermezzo: il terreno si libera dalla neve invernale e i semi si scuotono dal torpore.
Terzo, Ballata: i contadini danzano sbattendo selvaggiamente i piedi per terra e sotto di loro si agita il magma.
Quarto, Intermezzo: cattedrale sommersa sotto un monte di granito.
Quinto, Romanza: elevazione al cielo mancata di un pinnacolo di roccia, stasi e desiderio inappagabile.
Sesto, Intermezzo: un terremoto parte da piccole scosse e finisce con piccole scosse.
In figura, il pianoforte che regalerò a mio figlio August 08 Ciao ciao dottor Sigmund F. 2Nuovo aggiornamento sul versante "sogni assurdi".
Stavolta sono nel Salone degli Affreschi dell'ateneo col mio amico Gianni che lavora lì. Troviamo una cesta con un grosso albatros celeste con un abnorme ciuffo giallo Distaso-style, apparentemente morto. Provo a toccarlo: niente. Gianni lo prende e lo scuote: il pennuto si rianima e comincia a strillare impazzito, salta fuori dalla cesta e se ne va zampettando per tutto il salone. Vicino a una finestra si trasforma in una grassona con velleità da cantante lirica, ma la sostanza non cambia: strilla e se ne va correndo per il salone. Arrivata a un'altra finestra la tizia tira una tenda e rivela che dietro c'è un uomo grasso con i baffoni bianchi, in mutande. Questi rivela di essere il marito della pazza e che loro due sono vittima di un incantesimo (Ladyhawk?!?) quando a un tratto scende Gollum dall'alto, deus ex machina, e dice una cosa incomprensibile tipo quando fu lavato con acqua e detersivo dalla svevica governante (oddio questa la capiranno in pochi).
Fine del sogno.
Per aggiungere una chicca, ecco il mio primo elenco di chiavi di ricerca, ossia le parole che ha digitato su Google chi è arrivato qui attraverso una ricerca (movimento nazionale Tuteliamo i niubbi). Le frasi tra parentesi sono commenti miei.
cappotto simbolo fallico (la prima non poteva che essere ambigua)
canottiere nightmare before christmas (mmm... zagnitudine andante?) frase per inaugurare un negozio (eh ce n'è bisogno al giorno d'oggi) muffa cose (a chiunque l'abbia digitato: sei un grande) lady cocca blog ("avete sentito cosa ha detto bracalone?") cartoline glitterate per il blog ragazza che guarda un treno (un più sobrio Winnie Pooh che si inchiappetta Diddle no?) debussy ritorno al passato (questa commuove veramente) costruzione cerchio di xena (finalmente uno che ha capito il senso della vita. Sono ironico) liszt tom jerry (sì, è l'unica cosa carina che conosco collegata alla Seconda Ungherese) beethoven miopia (non bastava la sordità?)
In figura: proibizioni vergate in un arcano e incomprensibile idioma. August 07 Fauna locale 3 Agosto, mese di sole, mese di caldo... mese di migrazioni: è tipico di questo periodo scorgere miriadi di Baresi in Vacanza (Barenses Peregrini) migrare verso luoghi freschi e possibilmente popolati da un congruo numero di esemplari del sesso opposto, infilandosi in variopinti scassoni o nidificando in roulottes suppostiformi e facendosi guidare dal loro istinto, che nel corso dei secoli ha affinato una tecnica comunemente chiamata "partenza intelligente". Anche se di intelligente ha solo il nome, dato che in base ad essa i Peregrini si immettono in strada tutti alla stessa ora e restano di conseguenza imbottigliati nel traffico. La migrazione è per questo lunga e difficoltosa, e pochi sono gli esemplari che non ne escono provati, come si può notare dagli acquitrini sotto le ascelle di chi una volta giunto a destinazione scende dal proprio veicolo e dai forti versi gutturali che emette mentre si stiracchia.
Esistono diverse varietà di Barensis Peregrinus, in base alla meta della migrazione. Senza ombra di dubbio la più rara è quella del Barese in Vacanza in Città d'arte (Barensis Peregrinus antiquam urbem petens), ormai in via di estinzione, il cui tratto distintivo è il verso che emette quando gli viene comunicato il prezzo del biglietto di un museo, che suona più o meno così: "Mo e ci è adavér?".
Altra specie più diffusa ma pur sempre in numero esiguo è quella del Barese in Vacanza in Montagna (Barensis Peregrinus Montanus), che si riconosce subito dalla spontaneità dell'approccio con la natura incontaminata, fatto di forti esclamazioni di meraviglia come ad esempio il famoso "Mooo vedi? la cascaeta!", adoperati forse per allontanare i possibili predatori, e una fitta rete di segni di marcatura del territorio, come fazzoletti sporchi, bottiglie di Peroni, pannolini usati.
Ma la specie più diffusa è sicuramente quella del Barese in Vacanza al Mare (Barensis Peregrinus Maritimus), tipica per alcuni tra i più curiosi comportamenti del mondo faunistico barese.
I Peregrini Maritimi si muovono in branco, nidificando in zone larghe abbastanza da poter contenere la serie di cesti cestini e frigobar che si portano dietro. La struttura è rigidamente patriarcale, ma anche gli anziani del gruppo vengono tenuti in grande considerazione come testimonia il verso "Ou awand ò nonn!" emesso in taluni casi per invitare il branco ad assistere l'anziano nelle operazioni che ormai stenta a fare indipendentemente.
Le femmine del branco sono dedite alla supervisione dei cuccioli, che con i loro giochi marcano il territorio sollevando sabbia tutt'intorno e accecando gli sventurati che prendono il sole sulla stuoia.
Infine i maschi sono deputati alla caccia: Madre Natura li ha resi infatti i più spietati predatori costieri, superiori anche al temutissimo Venditore di Cocco Fresco (Mercator Frigidi Cocci).
Le vittime preferite del Peregrinus Maritimus sono essenzialmente molluschi vari, il granchio nero (Grapsus Grapsus) e il polpo (Octopus Communis).
I molluschi vengono pescati con l'aiuto di coltelli prelevati possibilmente dal residence/albergo più vicino, poi vengono portati sulla spiaggia, aperti dalle femmine e mangiati sul posto con una tecnica peculiare di questo straordinario carnivoro, caratterizzata dall'inconfondibile rumore di risucchio emesso nel sorbire il corpo dalla valva.
Il Peregrinus che, anziché fare il bagno appena sceso in spiaggia come un qualsiasi altro bagnante normale (Natans Communis) si dirige verso la più vicina area di scogli e si accovaccia presso una conca d'acqua si pone in attesa del granchio nero, altrimenti detto "pelosa". Quest'animale ha sviluppato potenti chele per cacciare e per difendersi, ma spesso non riesce ad avere ragione del terribile Peregrinus. L'attacco di uno di questi maestosi predatori costieri è un miracolo di potenza e precisione. Una piccola distrazione, un trascurabile anticipo nel tirare via il "salipcio" (gamberetto) usato come esca potrebbe costargli un polpastrello. Ma il più delle volte l'attacco va a buon fine e per il granchio non c'è più niente da fare.
Infine, quando un Peregrinus riesce a catturare un polpo, la sua preda preferita, l'intero branco viene reso partecipe del trionfo: il maschio si reca dai suoi simili con il suo bottino ancora vivo in mano e, per dimostrare la propria supremazia sugli altri, gli tira un morso letale sulla testa. Poi gioca con il cadavere, sventolandolo davanti alle femmine o mettendoglielo in testa ed esponendolo ai cuccioli, che vi infieriscono con palette e secchielli. Il culmine del rituale si ha però quando il Peregrinus, sotto gli occhi attoniti dei Turisti Terrificati (Perambulatores Tèrriti) cerca il più vicino scoglio piatto e vi scaglia ripetutamente il polpo, forse per farsi notare da qualche esemplare di Gnocca Spiaggiata (Volva maritima) nella sadica operazione nota come "arr'zzae 'u pulp".
Perché il Peregrinus Maritimus compia ogni volta questi gesti rituali è un mistero. Rimangono però il fascino ineguagliabile del movimento della tipica pancia da Peroni sotto la canottiera larga e stinta mentre torna orgoglioso nella tana dagli ombrelloni psichedelici, o i caratteristici versi di godimento degli altri membri del branco mentre consumano la preda cruda sotto l'ombrellone. Poche sono le specie animali emozionanti come questi miracoli dell'arte predatoria.
Per oggi è tutto, al prossimo documentario!
In figura: un'istantanea del momento del cosiddetto "arricciamento del polpo" August 03 Pianodissertazioni 4Ora che ci penso, per fare musica bisogna essere in due: chi suona e chi ascolta.
Mi sono ricordato di una lezione di fisica che seguii: ogni sistema termodinamico possiede energia interna, e questa quantità potrà variare nel tempo ma non potrà essere ceduta in quanto tale, se non con la mediazione di una sorta di grandezza di scambio: il calore. Due corpi che scambiano calore vedono cambiare la loro energia interna senza che l'energia totale del sistema subisca variazioni (i fisici non me ne vogliano se non preciso che deve essere un sistema isolato ecc ecc: francamente non mi va di farlo, se no sarei ancora in mezzo a loro).
Può essere che anche fare musica sia una forma di scambio? Scambio di idee, di sensazioni, di suggestioni? Eppure l'energia di un musicista, il suo sentire, la sua musicalità non diminuiscono nel tempo, ma chi ascolta si arricchisce, se il suo cervello si trova in un sistema isolato da pregiudizi e distrazioni. Un travaso di quantità forse trascurabili tra una fonte inesauribile di energia e un ricettore. E tra il sentire soggettivo del musicista e l'ascoltare soggettivo dell'uditore, il veicolo del messaggio, la grandezza di scambio, la musica suonata.
Si potrà mai oggettivare, quantificare in una regola questo? Forse sì in un lontano futuro, quando le diverse reazioni chimiche che causano le diverse sequenze di comunicazioni sinaptiche tra i vari neuroni che producono le cosiddette "emozioni" (che brutta parola, com'è approssimativa!) saranno campionate, decodificate e perché no riprodotte artificialmente. Forse un giorno si potrà indurre esattamente l'"emozione" desiderata sul cervello dell'ascoltatore attraverso precisi stimoli sonori, e quel giorno non ci sarà più bisogno di musicisti che si fanno il culo per essere criticati almeno da una fetta del pubblico perché un computer farà sentire in terra il canto degli angeli. Forse quel giorno non ci saranno più sonate romanze fughe ma solo sequenze di gioia tristezza serenità angoscia.
E sarò felice di non esserci, quel giorno.
Sono contento di avere ancora un angolo empirico nella mia vita. July 30 Studi sulla luceMattinata al mare. Raggi schietti che grondano sui muri a secco e sui pitosfori, raggi sinuosi che vibrano sui cofani roventi delle auto, raggi che trapassano l'umidità dell'infimo tra gli strati sovrapposti d'atmosfera per definire la miriade di superfici del reale visibile. La luce piove e abbraccia i volumi, invade prepotentemente le chiazze grigie sotto gli ombrelloni.
Tolgo gli occhiali. Le superfici si confondono, scivolano leggermente l'una nell'altra. Tutto si semplifica, a volte questo non è un male. La miopia fa sembrare certi paesaggi dipinti da Manet. Generosa fioritura di teli da spiaggia opachi su una vibrante distesa di sabbia accecante.
Entro in acqua. Il pelo dell'acqua riflette il non colore del cielo attraverso la foschia. Il sole definisce il profilo della costa. Le superfici si semplificano.
Proseguo verso il mare aperto. Due superfici ormai. L'acqua è un continuum ondulato, il vento in apnea non la increspa. Trama di sole riflesso, ordito di fondale rifratto. E le mie mani in mezzo, rigate di luce. Da Manet a De Chirico.
A un tratto, un piumino di soffione a testa in giù che galleggia sull'acqua. Da De Chirico a Magritte. Portata epifanica eccezionale. Un cono bianco scintillante sotto il cielo senza colore nel cielo riflesso sul fondale rifratto. Nuovo San Sebastiano, martirio di dardi di
luce.
Nella sua
essenza
più
pura.
...
Lo affondo con la mano e torno a riva. July 19 SpartiacqueEccolo là, il malefico biscottino proustiano. Ecco l'epifania, il cambiamento, la appercezione di mutatio animis. Quante cazzate sto a dire eh? Mi sto superando.
Mi spiego: dato e superato senza infamia e SENZA LODE (uff...) l'ultimo esame sono ufficialmente entrato in ferie. Ma mi aspettavo di esere più sollevato, più felice, più... boh? Anzi la voglia di cazzeggiare è (per ora) sensibilmente diminuita. E la presa di coscienza di essere finalmente andato a ingrossare le fila dei fancazzisti estivi (Otiosi Feriales) non è arrivata subito. Non quando mi sono visto compilato il rigo nuovo del libretto con una fantastica penna verde banco di scuola (l'inchiostro dico, eh!). Non quando sono uscito dall'ateneo con l'iperattività di un bradipo causa caldo. Non quando mi sono accorto che per la Feltrinelli avevo sbagliato strada e mi sono diretto verso il buon Salvati (NdS negoziante di musica). Precisamente è stato quando scorrendo le dita sui dorsi dei cd ho visto l'associazione dei nomi Schiff e Schubert con accanto "Klavierstucke D946". E contestualmente ho pensato "ih che culo, questo me lo sento in viaggio".
E ora
FIESTA!
Per diversi motivi:
- Posso suonare a oltranza fino a cena
- Ho finalmente trovato una registrazione decente di quei pezzi
- Ho ritrovato una voglia di fare che mi ha fatto pensare che fino a stamattina ero quasi nello spleen.
- Ho scoperto che ho fatto bene a sbagliare strada per la Feltrinelli, avrò risparmiato quella decina buona di euro per il doppio cd. Maledetto mercato americano della parola scritta!
Li oicsevor alled ailgadem (furbi, si legge al contrario) si capisce subito: partenza domani, non suonerò per 15 giorni. Amen. Mè, il tempo stringe e c'è un trascendentale che mi aspetta. Buone vacanze a me.
In figura: il pianoforte più aerodinamico del mondo, il preferito di Raikkonen July 13 Pianodissertazioni 3Siccome sono pigro, adesso riciclo la tesina di ottavo.
Accanto a noi, non dietro
Breve storia della musica che guarda (intelligentemente) al passato
1- Premessa Capita spesso che, esaurito o ritenuto tale il filone aurifero di un sistema filosofico, si cerchi di costruirne un altro, magari migliore, attraverso un attento esame di quelli esistiti in passato. E' successo con l'Umanesimo, i cui sostenitori hanno rigettato in blocco tutto ciò che riguardava il Medioevo per abbracciare integralmente il mondo latino e greco classico; è successo con il Romanticismo tedesco, nella cui temperie gli intellettuali ricercavano le radici della propria identità nazionale rifacendosi alle leggende e alle fiabe popolari; è successo anche nella storia della musica. Ad un certo suo punto, infatti, un espandersi ed evolversi quasi incontrollato delle forme musicali mette in crisi le stabili definizioni formali sancite tra il Barocco e il Classicismo: l'esempio più lampante di questa crisi è costituito dalle Sonate per pianoforte di Beethoven, in cui i primi tempi, forme-sonata per eccellenza, sono trasformati in Andanti con variazioni (Grande Sonata op. 26), i Minuetti in Scherzi, i Finali in fugati (Sonate op. 101, 106, 110). Come riuscire allora a produrre ancora qualcosa facendo appello solo alla cultura classica? I grandi capolavori musicali posteriori alla monumentale opera beethoveniana rispondono per noi in due maniere diverse: cercando nuove regole, espedienti compositivi che conferiscano unità tematica a un pezzo pur di lunghezza sterminata, oppure ricercando e sviluppando regole antiche e considerate superate. E' questa seconda scelta, e i suoi esiti, che mi propongo di esaminare in questa relazione.
2- Beethoven: dal Minuetto allo Scherzo E' emblematica in questo senso la storia di due generi intrecciati tra loro: il Minuetto e lo Scherzo. La tipica forma del Minuetto, danza di derivazione francese ternaria monotematica inframmezzata da un Trio, largamente impiegata da compositori come Bach, Mozart, Haydn sia come danza a sé stante sia come pezzo da includere in una Suite o successivamente in una Sonata, da Beethoven fu traghettata in quella dello Scherzo, che ad essa era formalmente uguale. Perché allora cambiare nome? Beethoven era certo consapevole che ciò che scriveva nelle sue Sonate sotto la forma di Minuetto era radicalmente diverso da ciò che scriveva Mozart o chi per lui, e per difficoltà tecnica e per peculiarità della resa (per non parlare del fatto che Mozart scriveva per pianoforte pensando a un quartetto d'archi): Beethoven non scriveva più danze ma quasi pezzi di bravura la cui scrittura, pianistica stavolta, informava la forma stessa (chiedo scusa per il gioco di parole). Ricorre allora al nome di Scherzo, riferito nella tradizione precedente a un generico pezzo a carattere virtuosistico; quindi siamo in presenza non di un ritorno al passato sic et simpliciter ma a un'operazione di risemantizzazione del passato funzionale all'evoluzione di un genere.
3- Chopin e lo Scherzo per pianoforte Questa concezione di Scherzo come "Minuetto elevato a potenza" viene applicata sistematicamente dopo Beethoven a quasi tutti i terzi (qualche volta secondi) tempi di Sonate romantiche in quattro movimenti (o di monumentali Sinfonie o Concerti come il secondo di Brahms), ma è con Chopin che lo Scherzo assume valore come pezzo a sé stante. Nei quattro Scherzi per pianoforte il rispetto della forma c'è, ma la trattazione e l'elaborazione tematica sono assolutamente flessibili e, come dire... chopiniane. Nello Scherzo op. 39, ad esempio, ci sono molti elementi di novità: - è presente un'introduzione a dir poco agghiacciante che aumenta la tensione allo spasimo fino all'ingresso del vero e proprio tema caratterizzato dalle ottave piene; - la ripresa del Trio in forma di corale avviene non più nella tonalità di re bemolle ma in quella di mi, successivamente modula a mi minore e infine conduce a una difficile coda nella tonalità d'impianto di do diesis minore; - questa coda è strutturata come un breve pezzo A-A' ed il profilo melodico del suo tema deriva lontanamente da frammenti del tema principale in ottave, tuttavia l'andamento di semicrome rapidissime la rende totalmente nuova all'orecchio di chi l'ascolta la prima volta (notevole è la differenza con la coda dello Scherzo op. 20 in si minore, basata perlopiù su lunghi pedali di dominante). Sarebbe tuttavia un errore considerare morto il Minuetto: esso continuerà a vivere sotto una nuova veste.
4-La Francia e il ritorno ai clavicembalisti Sono infatti Debussy e Ravel, coerentemente con il loro rifiuto della musica di area germanica, ad impiegare generi appartenenti al clavicembalismo francese: nascono così il Tombeau de Couperin, Pavane e Menuet Antique di Ravel, la Suite Bergamasque e Pour le Piano nonché l'Hommage a Rameau di Debussy. Lo stile di cui sono permeate queste opere è profondamente moderno, eppure l'architettura e il carattere sono quelli della danza barocca, armonie nuove con una patina di antico nel suono: ecco ciò che differenzia i Minuetti di Ravel e Debussy dagli Scherzi di Beethoven e Chopin. Particolare è anche, specialmente nel Minuetto dalla Suite Bergamasque di Debussy, la ricerca di linguaggi diversi da quello tonale, che si manifestano con l'incipit modale o alcune fioriture tipicamente clavicembalistiche.
5- Progresso retrospettivo, non prospettiva regressiva In questo studio si è trovata una direzione percorsa da grandi Maestri e che ha portato a grandi risultati, ma ciò non vuol dire che questa direzione non possa essere percorsa anche oggi: numerosi sono gli esempi di riutilizzo di forme antiche in chiave moderna, come i Ricercari sul nome Bach di Rota o l'Opus Clavicembalisticum di Sorabji. Nell’opera di Rota il passato è contenuto nel genere utilizzato e nel motivo melodico principale: il Ricercare è un’antica forma polifonica cinquecentesca in stile imitato e isoritmico da cui è derivata quella più complessa della Fuga; il nome Bach, invece, letto secondo il sistema di notazione anglosassone risulta formato dalle quattro note sib-la-do-si che costituiscono il frammento melodico attorno a cui gravita tutto il pezzo. Tuttavia non è il primo caso in cui questo “nome in musica” viene usato come idea principale di una composizione, un caso per tutti la Fantasia e Fuga sul nome Bach di Liszt, ma ricordiamo che Bach stesso avrebbe coronato la sua Arte della Fuga con una fuga sul suo nome. Sorabji, dal canto suo, cerca di conciliare polifonia barocca e dodecafonia nella sua colossale opera: dopo un Introito tipicamente seriale si susseguono Fughe (anche doppie o triple), Corali, Passacaglie con variazioni, Toccate, e l’impressione generale è quella che l’autore si voglia impossessare del linguaggio antico nella sua totalità per riformarlo dalle fondamenta e piegarlo alle sue esigenze. La musica arriva ad un tale grado di densità da poter essere scritta agevolmente solo su ben cinque pentagrammi. Ma tutti i risultati enormi e i passi avanti che così ha fatto la musica sono stati raggiunti non per scienza infusa o grazia divina quanto attraverso un umile lavoro di studio e comprensione di capolavori che non devono essere considerati dietro di noi quanto accanto a noi.
In figura, il pianoforte degli omini Lego. July 09 Metodi di preparazione alternativiStraordinario modo di passare la domenica pomeriggio, ieri. E tanti saluti al ripasso, della serie "io speriamo che me la cavo".
Prologo: la decisione di passare il pomeriggio al parco viene presa più o meno un paio d'ore prima dell'appuntamento, al che con le mie esemplari capacità organizzative razionalizzo lo studio di una giornata ridistribuendolo in due ore. In questa maniera: mezz'ora di studio, un'ora di computer, cinque minuti di studio, il resto a suonare.
Poi il viaggio in auto fino a casa del Paollo. Nella macchina di mio nonno con mio nonno dentro, non so se mi spiego. Roba che non sono ancora entrato e già mi snocciola il rosario del perfetto autista "controlla gli specchietti aggiusta il sedile togli il freno a mano" ecc ecc. Sigh. Con l'aiuto di non so quale santo (ma sospetto San Todd da Maranello) arriviamo integri a destinazione, col nonno che è andato gradualmente stutandosi. Metto la freccia, accosto, freno a mano, folle, faccio per uscire.
-E non spegni? -E che spengo a fare, tanto ora ti metti alla guida e torni a casa. -Non fa niente, bisogna spegnere sempre. Sospiro e giro la chiave. Citofono, mi dicono di aspettare giù. Passo cinque minuti allietato dalla "musica" house gentilmente offerta dalla Tamarrodelprimopiano s.p.a. e poi arrivano Paollo, Fra, Vinc e Svoiv. Quest'ultima ha una crisi isterica di risate vedendo la SOBRIA maglia a giromanica verde evidenziatore che ho indosso. Bè, è la cosa più fresca che ho. E notoriamente il parco 2 giugno non dispone di aria condizionata.
Fase uno: Prendiamo posto nel parco (all'ombra) e tiriamo fuori il mitico Supersantos similpalladabasket, ripetendoci l'assillante interrogativo a tale ludico oggetto legato: ma lo fanno apposta a stampare le righe fuori dei piccoli solchi dove dovrebbero trovarsi? Sospendiamo il giudizio e cominciamo a giocare. Evviva, il festival dell'incapacità in pallavolo. Coi diabolici bambini che anziché ridarci la palla la calciano via. Molto meglio dopo varie minacce di una morte lenta e dolorosa. Poi è la volta del servizio fotografico della nostra Baden improvvisatasi fotoreporter d'assalto, nel senso "esposta agli assalti delle pallonate in faccia e sulla macchina fotografica nuova".
Fase due: riposo sull'erba. Fra che sale sulla pancia del Paollo quasi uccidendolo, Vinc e Svoiv che si producono in una scenetta abbondantemente fotografata dal sottoscritto (che spero sfocerà in una gif animata), cose così.
E, fase tre, il frisbee di Xena con quell'assurdo gioco di parole. Devono averci presi per pazzi.
-Gnoma -Maglia -(Mocc'a te) Gli agli -(Di nuovo!) Gli occhi -Chiavari -SERGIO!!!!!!!!!!! Poi puntatina al Camiondelpaninoconlaporchetta con prezioso collage dei video di Tiziano Ferro (che culo!), per accontentare la fame atavica dell'Otre. E infine a casa cantando "Hamster and dentist, this is a fishmaster".
O giù di lì.
Due istantanee della scampagnata: l'Otre che evoca una palla di fuoco, la palla che si trasforma in Supersaiyantos .
July 07 Variabili e costantiCambiare luogo per studiare non era una cattiva idea. Ha funzionato, per circa 5 minuti. Ora bivacco sui divani del salone, essenzialmente perché a) non batte il sole di pomeriggio, e b) ogni tanto arriva una bavetta niente male.
Ordunque, preso possesso della mia nuova nicchia biologica, ho subito marcato il territorio segnandone il perimetro con i fogli volanti delle dispense. Ieri è pure arrivata la signora del sesto piano con cui ho dovuto profondermi in mille scuse per l'assetto indecoroso dell'ingresso. Tutto sommato si tollera lo studio, comunque. Un'iscrizione delfica qui, un Plutarco là, ordinaria sfrantumatio coglionum. Non fate i saccenti al bip, viene da coglio coglionis ed è di terza.
Unica pecca: troppo vicino al pianoforte. Mi distrae. Come ti puoi concentrare sulla Tizia/Pizia/Pizza che si siede in una specie di gigantesco bicchiere da cognac viene affumicata e poi grazie che dà di matto, se ti viene in mente la risacca del mare nei Klavierstucke di Schubert, o la costruzione del suono nell'undicesimo trascendentale di Liszt in cui anche il movimento della mano che arpeggia è armonia della sera, o i tuoni e fulmini/idilli/tuoni e fulmini del terzo di Beethoven?
Alla fine me ne vado a suonare per disperazione. Una pausa, mi dico. E poi "E' pronta la cena!"
D'oh!!!
In figura: la prova che tutto ciò corrisponde a realtà! |
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